L’importanza del perdono: perché e come perdonare se stessi e gli altri

L’importanza del perdono: perché e come perdonare se stessi e gli altri
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Negli ultimi decenni c’è stata una crescente attenzione per il perdono dal punto di vista psicoterapeutico. È un argomento difficile da affrontare per chi ha subito un torto e in questo post cerchiamo di comprendere meglio l’importanza del perdono, e come perdonare se stessi e gli altri.

Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo.

GANDHI

Subire un’ingiustizia, un torto o un oltraggio è un’esperienza che ferisce profondamente e può rappresentare un trauma significativo che lede anche l’immagine di sé.

Ci sono, inoltre, diversi fattori che contribuiscono ad aggravare l’offesa:

  • chi l’ha commessa è una persona importante per noi?
  • Lo ha fatto intenzionalmente?
  • Lo ha fatto in pubblico?
  • Si è poi scusata o no?

Quali sono i sentimenti ed i comportamenti generati da un torto subito?

Le razioni comportamentali immediate a un torto subito possono essere di fuga, evitamento o attacco.

Evitamento: Per evitamento si intende in psicologia clinica una modalità di pensiero persistente e invalidante che non consente all’individuo di affrontare una situazione temuta. Si tratta di un meccanismo di difesa volto ad allontanare l’individuo da uno stimolo ansiogeno attraverso il semplice meccanismo del non fronteggiare tale stimolo.

Dal punto di vista emotivo si manifestano:

  • rabbia,
  • incredulità,
  • sgomento,
  • vergogna,
  • tristezza,
  • odio ecc.

Cos’è il perdono?

Il perdono rende liberi, ma non si arriva al perdono subito. È una strada più ardua, che interviene in un secondo momento e che, a differenza delle risposte emotive elencate sopra, implica una SCELTA intenzionale: la scelta di rinunciare alla rabbia e all’odio.

Il perdono NON vuol dire:

  • scusare le azioni cattive degli altri;
  • dover per forza dire “ti ho perdonato”;
  • che non puoi sentirti arrabbiata/o nei confronti di qualcuno;
  • che bisogna dimenticare;
  • dover necessariamente continuare ad avere rapporti con quella particolare persona;
  • dover fare qualcosa per un’altra persona.

Il perdono invece significa:

  • lasciar andare qualcosa che ti fa soffrire;
  • concentrarti sul tuo benessere interiore;
  • fare qualcosa per te stesso;
  • avere più consapevolezza di te stesso e del mondo circostante;
  • permetterti di guardare al di là delle apparenze;
  • avere una vita più piena.

Il perdono è una scelta di amore…che va oltre l’offesa ricevuta; è la scelta di chi, pur senza dimenticare, decide di non aggrapparsi al male subito, e di regalar (per-dono) – in primis a sé stesso – la possibilità di tornare ad aprirsi alla vita.

Il perdono libera l’anima e cancella la paura.

NELSON MANDELA

L’importanza del perdono

perdono-pace

Chi riesce a perdonare, ha una migliore qualità della vita.

La strada della vendetta, infatti, seppur possa portare a ristabilire una giustizia, prolunga il vissuto delle emozioni negative.

Così come il rimanere attaccati al rancore, o alla rabbia non fa altro che alimentare un continuo lavoro mentale sul perché e come è stata commessa l’offesa, con il solo risultato di alimentare frustrazione, tristezza, rabbia e risentimento, senza peraltro poter cancellare il torto subito.

Il rancore, inoltre, come anche gli altri sentimenti negativi relativi al torto subito, può farci ammalare. Covando rabbia e rancore rischiamo di sviluppare la depressione, malattie cardiovascolari, disturbi digestivi ecc.

Come perdonare gli altri?

Di certo la sola volontà di farlo non basta. Si tratta di un processo che richiede tempo. Ciò che è stato, può essere accettato come una delle mille possibili manifestazioni del flusso della vita, che certamente ci lascerà un insegnamento.

Quanto di ciò che è successo ha intaccato la nostra più profonda natura e in che modo?

Potremmo scoprire che quanto ci pareva un torto intollerabile non è altro che un’increspatura sull’acqua, a confronto con le quiete profondità della nostra anima.

Come perdonare se stessi?

perdonare se stessi

Un particolare aspetto del perdono è il perdono di sé. Non solo quando si è artefici di un danno per gli altri o per noi stessi, ma anche quando il danno lo abbiamo subito: si tratta di perdonarci per non aver previsto quanto stava per succedere, per non averlo evitato e per non esserci protetti a sufficienza.

Spesso per perdonare gli altri dobbiamo imparare a perdonare noi stessi.

Accettare di aver fatto quello che potevamo è un altro modo di lasciar andare il dolore, il senso di impotenza e la rabbia per ciò che è avvenuto.

Bisogna inoltre essere consapevoli del fatto che i fallimenti non ci rendono pessime persone e non dobbiamo temere di ricominciare, di ripartire da zero.

Perdona i tuoi difetti e i tuoi errori, poi vai avanti.

LES BROWN

Accettare il fatto che tutti nella vita commettiamo errori e possiamo avere momenti in cui non ci comportiamo bene, può aiutarci a compiere il primo passo verso il perdono di noi stessi e degli altri.

Consigli di lettura:

Perdono o riconciliazione?

Il perdono non è sinonimo di riconciliazione.

Chi ha commesso il torto, da una prospettiva diversa, può ricevere la nostra compassione invece che la nostra energia e attenzione sotto forma di rabbia o rancore.

Non si tratta di dimenticare, di giustificare l’offensore e nemmeno di riconciliarsi con lui. Il perdono infatti è un processo che avviene all’interno di una persona, la riconciliazione implica degli sforzi da entrambe le parti.

A volte la riconciliazione non è possibile, e nemmeno consigliabile (come nei casi di violenza che potrebbe essere reiterata).

Il perdono è un processo intimo, che ha come focus principalmente noi stessi e l’atteggiamento che decidiamo di avere rispetto alla vita e agli altri: tornare ad avere fiducia e accettare il rischio che questo comporta.

Conclusione:

Si pensa spesso che non il “lasciar andare” facciamo un favore a chi ci ha ferito, invece è un modo di pensare sbagliato.

Lasciar andare il biasimo verso di sé o verso chi ci ha danneggiato consente di elaborare più velocemente il senso di perdita e depressione che si celano dietro la rabbia o il rancore.

Ciò a tutto vantaggio del nostro benessere psicofisico e della possibilità di tornare ad affacciarsi al mondo esterno con rinnovata fiducia.

E se non riusciamo nell’immediato a fare questo passo, perdoniamoci! Non riuscire a perdonare, in fondo, ha a che fare con una difficoltà a esplorare un cambiamento, con la cristallizzazione di un dolore. Col tempo, se ci lavoriamo, quei cristalli potrebbero sciogliersi.

Concludo questo articolo con una frase bellissima di Papa Giovanni Paolo II:

Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.

KAROL WOJTYLA

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