Tag: digestione

7 carboidrati da mangiare per dimagrire

7 carboidrati da mangiare per dimagrire

Demonizzati da tantissimi guru delle diete, i carboidrati possono diventare un vero e proprio alleato della linea e in questo post cercheremo di capire quali sono i migliori carboidrati da mangiare per dimagrire. Le diete prive di carboidrati possono aiutarci a raggiungere risultati a breve…

Ossido di magnesio – un integratore che aiuta o danneggia la nostra salute? Quali alternative?

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Quali sono i migliori oli e grassi da usare in cucina?

Quali sono i migliori oli e grassi da usare in cucina?

Esistono tantissimi tipi di oli e di grassi alimentari, con caratteristiche diverse e valori nutrizionali differenti. In questo post cercherò di fare una classifica dei migliori oli e grassi da usare in cucina.

 

Per cucinare vengono utilizzati principalmente:

Gli oli vegetali

(oliva, girasole, arachidi, mais, cocco, avocado, zucca, sesamo, canapa, semi di lino, colza o canola, semi d’uva, soia).

Gli oli vegetali sono dei grassi, che a temperatura ambiente rimangono liquidi e che vengono ottenuti dai frutti o dai semi delle piante, attraverso spremitura o pressione a freddo o tramite estrazione con solvente.

Gli oli migliori sono quelli ottenuti attraverso la spremitura a freddo, perché in questo modo non vengono alterate le caratteristiche nutrizionali della materia prima, e vengono conservati intatti gli acidi grassi, gli antiossidanti (polifenoli) e le vitamine. Gli oli vegetali sono noti per la presenza di acidi grassi insaturi, ricchi di proprietà salutari.

I grassi animali

(burro, strutto, lardo, pancetta ecc.).

In generale i grassi animali hanno una consistenza solida, e vengono ottenuti da tessuti animali ad alto contenuto lipidico.

I grassi animali sono più ricchi di acidi grassi saturi, che favoriscono la produzione di colesterolo e possono contribuire all’insorgenza di malattie cardiovascolari.

oli-e-grassi-per-cucinare

Quali caratteristiche devono avere gli oli ed i grassi che usiamo in cucina?

Devono essere sicuri per essere utilizzati ad alte temperature – devono essere dunque resistenti alla cottura.

La temperatura alla quale un olio inizia a decomporsi si chiama punto di fumo. La resistenza degli oli e dei grassi ad alte temperature viene determinata dal grado di saturazione degli acidi grassi che li compongono. Gli acidi saturi e monoinsaturi sono più resistenti, mentre gli oli ad alto contenuto di acidi polinsaturi andrebbero utilizzati di meno per la cottura e di più a crudo, perché sono più ricchi di proprietà salutari.

Una ricerca australiana ha dimostrato che fra gli oli vegetali più adatti per la cottura vi sono l’olio extravergine d’oliva e l’olio di cocco. Mentre gli oli di colza (canola), semi d’uva e semi di girasole hanno prodotto più sostanze nocive una volta riscaldati.

 

Quali sono i migliori oli e grassi per cucinare?

1 – Burro chiarificato

Viene chiamato anche Ghee o “oro liquido”, utilizzato da secoli in India e consigliato dalla medicina Ayurvedica.

Il burro chiarificato è un tipo di burro, più grasso del burro normale al quale siamo abituati, perché durante il processo di produzione vengono eliminati l’acqua e le caseine.

Chiarificare = Purificare

È un burro composto solamente da grasso ed ha un punto di fumo molto alto (250° C) e non rilascia radicali liberi, per questo motivo è perfetto per cucinare in padella.

Un’altra caratteristica positiva di questo burro è il fatto che si può conservare molto a lungo anche fuori dal frigo, ed è adatto anche a chi è allergico o intollerante al lattosio o alla caseina, perché viene privato di queste sostanze durante la produzione.

Il burro chiarificato è inoltre ricco di proprietà benefiche:

  • contiene una quantità elevata di vitamine A, D e E;
  • ricco di antiossidanti, in modo particolare CLA (acido linoleico coniugato) che ha proprietà antivirali;
  • è un’importante fonte di energia per chi pratica sport o attività fisica;
  • è ricco di acido butirrico, indispensabile per il buon funzionamento dell’intestino e per un sistema immunitario sano;
  • aiuta la digestione.

2 – Olio extravergine d’oliva

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(da preferire all’olio d’oliva vergine e all’olio d’oliva raffinato)

L’olio extravergine d’oliva, ottenuto dalla spremitura delle olive, ha un punto di fumo fra i più alti rispetto ad altri oli vegetali (210° C), perché composto per 14 % da acidi grassi saturi, 73% monoinsaturi (che aumentano la resistenza ad alte temperature) e 11% polinsaturi.

È ottimo per friggere e per cucinare in generale. Bisogna tenere in mente però, che con la cottura viene eliminata una parte importante di tocoferolo e polifenoli (antiossidanti).

3 – Olio di cocco

Anche in questo caso si tratta di olio di cocco ottenuto a freddo e preferibilmente biologico. L’olio di cocco si avvicina molto all’olio extravergine d’oliva come resistenza al calore. Anche questo tipo di olio vegetale ha un punto di fumo elevato (177° C) e non produce sostanze tossiche ad alte temperature.

4 – Olio di arachidi

Questo olio è composto per 48% da acidi grassi monoinsaturi, 34% da acidi grassi polinsaturi e per 18% da acidi grassi saturi; ha un punto di fumo elevato (180° C) e può essere utilizzato per cucinare (friggere). Tuttavia, data la sua composizione ed il metodo di estrazione spesso chimico, non è la prima scelta per cucinare.

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Per quanto riguarda gli oli di semi (arachide, mais, girasole, soia ecc.) questi hanno punti di fumo abbastanza elevati, ma non sono veramente adatti per la cottura in quanto a temperature elevate favoriscono la produzione di sostanze tossiche (radicali liberi ecc.).

Bisogna inoltre ricordare, che il punto di fumo dipende moltissimo dalla giusta conservazione dell’olio – al riparo dalla luce e dal calore.

 

Quali sono i migliori oli e grassi da consumare a crudo?

1 – Olio extravergine d’oliva

Ovviamente è al primo posto grazie alle sue caratteristiche e alle proprietà benefiche che apporta alla nostra salute: ricco di antiossidanti, antinfiammatorio, migliora le funzioni cognitive e la memoria, utile per prevenire alcuni tipi di cancro ecc.

2 – Olio di semi di lino

Non è adatto per essere utilizzato per la cottura, perché è composto prevalentemente da acidi grassi polinsaturi (Omega-3), instabili ad alte temperature, ma estremamente ricchi di proprietà benefiche se consumato a crudo: abbassa la pressione sanguigna ed ha un effetto protettivo sul sistema cardio-vascolare, ottimo come antinfiammatorio, migliora le funzioni cognitive ed utile per prevenire le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.

3 – Olio di noci

Contiene un rapporto bilanciato e salutare di acidi grassi omega-6 e omega-3.

4 – Olio di avocado

Ricco di acidi grassi monoinsaturi (71%) e con un punto di fumo elevato, sarebbe molto adatto ad essere utilizzato per la cottura, ma dato che è molto costoso non l’ho incluso nella top degli oli migliori per cucinare. Invece grazie anche ai suoi valori nutrizionali, questo olio è ottimo per essere consumato crudo, ad esempio per condire insalate. È ricchissimo di vitamina E – indispensabile per la salute della pelle e per difese immunitarie forti.

5 – Olio di cocco

Questo olio è composto da acidi grassi a media catena, che vengono trasformati rapidamente in energia, invece di essere immagazzinati sotto forma di grasso.

6 – Olio di semi di canapa

Questo olio ha un ottimo rapporto di acidi grassi omega-6 e omega -3 ed è utile per tenere a bada i livelli di colesterolo, e per prevenire malattie cardiovascolari.

pericolo

Quali oli utilizzare con cautela?

L’olio di mais e l’olio di semi di girasole sono ottimi per essere usati in cucina grazie al loro sapore leggero e al punto di fumo alto, tuttavia sono composti per la maggior parte da omega-6, che risultano tossici se in eccesso, e quando raggiungono temperature elevate.

L’olio di palma, pur essendo ricco di antiossidanti e vitamina E, ha una delle percentuali più alte di grassi saturi e per questo motivo viene sconsigliato dalla maggior parte dei nutrizionisti.

Olio di semi d’uva – otre ad essere ricchissimo di acidi grassi omega-6, questo tipo di olio può contenere alcune sostanze tossiche, chiamate idrocarburi policiclici aromatici (PAH – polycyclic aromatic hydrocarbons). Per questo motivo è consigliabile limitare l’utilizzo di questo olio ad uso esterno (ha ottimi benefici per la cura di pelle e capelli).

L’olio di semi di soia è probabilmente l’olio peggiore che potete usare. È vero, che ha un punto di fumo alto e che è molto accessibile, dall’altra parte l’olio di soia molto probabilmente è un prodotto geneticamente modificato e, secondo alcune ricerche, potrebbe essere addirittura più dannoso dello zucchero.

 

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I cachi – tante proprietà benefiche ma anche rischi per la salute. Controindicazioni, avvertenze e quanti cachi al giorno mangiare.

I cachi – tante proprietà benefiche ma anche rischi per la salute. Controindicazioni, avvertenze e quanti cachi al giorno mangiare.

I cachi, chiamati anche Kaki, Mela d’Oriente, “loto del Giappone” e “cibo degli dei”, sono ricchissimi di proprietà benefiche, ma questi frutti antichissimi hanno anche controindicazioni importanti. È fondamentale sapere quanti cachi al giorno mangiare, per non correre rischi per la salute.

I cachi sono frutti deliziosi capaci di stregare chiunque con il loro colore ed il loro sapore, ma non tutti sanno che bisogna stare particolarmente attenti, perché in alcuni casi consumare cachi potrebbe provocare problemi di salute non indifferenti.

Cachi – 6 controindicazioni ed avvertenze:

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1 – Possono causare intolleranze e reazioni allergiche.

Se soffrite di allergie alimentari, dovrete prestare maggiore attenzione al consumo dei cachi. Questo frutto, inoltre, andrebbe consumato con grande cautela dai bambini piccoli, dalle donne in dolce attesa e durante l’allattamento. Spesso un consumo moderato di cachi non comporta rischi per la salute, ma per una maggiore tranquillità, è consigliabile consultare un medico.

2 – Possono causare stipsi.

Se soffrite di stipsi, è consigliabile evitare di consumare cachi, soprattutto i cachi poco maturi, che, grazie alla presenza di una quantità elevata di tannini, possono provocare episodi di stitichezza. Per minimizzare questo rischio, è importante scegliere solo i cachi molto maturi.

3 – Possono causare la formazione di bezoari – “calcoli” nello stomaco

I bezoari sono raccolte compatte di materiale parzialmente digerito o non digerito, che possono aderire alle pareti del tratto digerente e, in alcuni casi, perforarle. (Fonte: msdmanuals.com)

I cacchi hanno la polpa gelatinosa e ricca di fibre, che talvolta non viene digerita bene e si indurisce nello stomaco, formando i bezoari. Se troppo grandi, questi devono essere asportati chirurgicamente.

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4 – Possono causare diarrea.

Attenzione a non mangiare cachi a digiuno, perché possono provocare diarrea. È consigliabile mangiare i cachi dopo i pasti, anche per sfruttare la loro proprietà di migliorare la digestione.

5 – Possono abbassare la pressione sanguigna.

I cacchi hanno la proprietà di abbassare la pressione sanguigna, ed andrebbero consumati con cautela da persone che soffrono di pressione bassa.

6 – Aumentano i livelli di glucosio nel sangue.

I cachi andrebbero consumati con enorme cautela dalle persone che soffrono di diabete, perché ricchi di zuccheri e possono far salire la glicemia.

Quanti cachi al giorno mangiare per non correre rischi?

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La quantità consigliata è di 1-2 frutti al giorno. In questo modo vengono sfruttate le numerose proprietà benefiche dei cachi, senza provocare danni alla nostra salute.

È giusto ribadire che i cachi non hanno solo controindicazioni, ma sono anche un frutto meravigliosamente ricco di proprietà benefiche e, se mangiati con moderazione, sono una fonte di vitamine e nutrienti preziosi.

Proprietà benefiche dei cachi:

1 – Utili per la salute degli occhi, perché ricchi di vitamina A, C e K, luteina e zeaxantina – antiossidanti che proteggono la vista.

2 – Utili per la digestione, grazie alla ricchezza di fibre.

3 – Proteggono contro i radicali liberi, e sono un alleato della giovinezza, perché ricchi di antiossidanti.

4 – Aiutano a dimagrire, perché aumentano il senso di sazietà.

5 – Rafforzano le difese immunitarie, grazie alla presenza di vitamina C.

6 – Utili in caso di ipertensione, perché aiutano ad abbassare la pressione sanguigna. 

Consigli dilettura:

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Non solo in cucina – i vari usi e proprietà dello zenzero, la spezia del benessere. Alcune ricette curative.

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Cibi salutari che perdono le loro proprietà benefiche se mangiati insieme – 8 combinazioni di alimenti da evitare.

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C’è sempre più consapevolezza nelle nostre scelte alimentari. Siamo sempre più informati sugli alimenti più ricchi di proprietà benefiche per la nostra salute, ma è altrettanto importante conoscere le combinazioni alimentari da evitare e che potrebbero addirittura annullare i benefici dei cibi che consumiamo. Alcuni…

Sindrome dell’intestino irritabile – quale dieta scegliere? Alimenti consigliati e cibi da evitare.

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Questo disturbo fastidioso affligge tantissime persone e in modo particolare le donne. I rimedi proposti in caso di sindrome del colon irritabile sono davvero tanti, ma spesso poco efficaci. L’unico modo per combattere i sintomi in modo risolutivo è l’alimentazione. Ma quale dieta scegliere? E quali sono gli alimenti consigliati ed i cibi da evitare in caso di intestino irritabile?

Cos’è la sindrome dell’intestino irritabile?

Innanzitutto è giusto specificare che la sindrome dell’intestino irritabile non è una malattia, ma piuttosto un disordine nel modo in cui lavora una parte del sistema digestivo e nel modo in cui esso reagisce ad alcuni aspetti, come ad esempio il cibo e lo stress.

I principali sintomi del colon irritabile sono:

  • diarrea;
  • stipsi;
  • diarrea alternata a periodi di stipsi;
  • dolori addominali;
  • gonfiore addominale;
  • altri sintomi a carico dell’apparato digerente ecc.

Questi sintomi compaiono o peggiorano durante i periodi di stress psicofisico elevato, oppure vengono scatenati da alcuni cibi consumati od altri fattori individuali.

 

Come scegliere la dieta per il colon irritabile?

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La dieta da seguire dipende moltissimo dal sintomo di base con cui si manifesta questo disturbo: se soffrite di stipsi, di diarrea oppure se i vostri sintomi sono dovuti ad un’intolleranza alimentare.

Gli stili alimentari da tenere in considerazione in caso di colon irritabile sono principalmente tre:

1 – La dieta ad alto contenuto di fibre

Adatta per chi ha come sintomo base la stipsi e mirata anche a ridurre il dolore addominale.

Alimenti consigliati:

  • pane integrale;
  • farina integrale;
  • riso integrale;
  • cereali ad alto contenuto di fibre;
  • patate cotte con la buccia;
  • verdure verdi come spinaci, broccoli, porri, cavoletti di Bruxelles, insalata;
  • cavoli;
  • carote;
  • fagioli, fave, piselli, lenticchie;
  • carciofi;
  • fagiolini;
  • mele;
  • albicocche;
  • banane;
  • lamponi;
  • pere;
  • fichi;
  • datteri;
  • more;
  • prugne cotte;
  • uvaspina…

È fondamentale bere grandi quantità di liquidi (acqua, infusi e tisane) per consentire alle fibre di “lavorare” bene senza assumere liquidi da altre parti del corpo.


Attenzione alla crusca:

Questo è un alimento che di solito agisce efficacemente per molte persone, ma alcune possono trovare che la crusca peggiori i loro sintomi. Per comprendere se è un alimento adatto alla vostra situazione, iniziate prendendo un cucchiaio di crusca due o tre volte al giorno con i pasti, man mano aumentando o diminuendo le dosi in base agli effetti che ha su di voi.


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2 – La dieta a basso contenuto di fibre

Adatta per chi ha come sintomo base la diarrea.

Alimenti consigliati:

  • pane bianco;
  • farina bianca;
  • riso bianco;
  • pasta non integrale;
  • tutti i tipi di carne (pesce, pollo, manzo);
  • latte;
  • formaggi;
  • uova;
  • yogurt;
  • burro;
  • tutte le verdure tranne quelle indicate nell’elenco degli alimenti da evitare;
  • frutta senza buccia;
  • frutta cotta o in scatola;
  • marmellate di frutta;
  • tè;
  • caffè;
  • gelato ecc.

Alimenti da evitare:

  • crusca;
  • cereali integrali;
  • muesli e fiocchi;
  • farina integrale;
  • dolci di frutta;
  • avena;
  • riso integrale;
  • pasta integrale;
  • piselli, fagioli, lenticchie, mais;
  • buccia delle patate;
  • frutta secca (uva sultanina, prugne, fichi, albicocche ecc.);
  • lamponi, ribes, more;
  • noci

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3 – Dieta di esclusione

Se invece nessuna di queste due diete ha funzionato, molto probabilmente soffrite di un’intolleranza per un particolare alimento (o forse più di uno). In questo caso si possono verificare anche altri sintomi come ad esempio: asma, eczema, febbre da fieno, rinite, orticaria ecc.

Questa dieta esclude tutti quegli alimenti che potrebbero provocare un’intolleranza e deve essere seguita per almeno due settimane. Durante questo periodo è consigliato tenere un diario in cui annotare i cibi consumati ed eventuali sintomi avvertiti.

Alimenti consigliati:

  • carne: vitello, agnello, petto di pollo, prosciutto crudo magro;
  • pesce: pesce bianco lesso o arrosto;
  • verdure: tutte le verdure fresche, insalata, legumi (fagioli, piselli, lenticchie), verdure in scatola (ad esempio pomodori o salsa di pomodoro);
  • frutta: mele, pere, ananas;
  • cereali: riso e farina di riso, miglio, grano saraceno;
  • oli: girasole, oliva;
  • bevande: infusi di rosa canina, camomilla, succhi di frutta fresca (mele, pere, ananas, uva), succo di pomodoro, acqua minerale non gassata;
  • odori;
  • pepe nero;
  • miele.

Alimenti da evitare:

  • carne: manzo, salsicce;
  • pesce fritto;
  • verdure: patate, cipolle, mais dolce, verdure in lattina con salsa;
  • frutta: agrumi (arance, mandarini, limoni);
  • cereali: grano, cereali da colazione, segale, avena, orzo, mais, farina di mais;
  • polvere per crema pasticcera;
  • olio di mais;
  • aceto;
  • latte di mucca, latte di capra, burro, formaggio, yogurt;
  • uova;
  • bevande: tè e caffè (anche decaffeinati), spremute di frutta, bevande in lattina, alcool, acqua del rubinetto.
  • marmellata;
  • alimenti contenenti conservanti, coloranti ed altri additivi alimentari;
  • lievito e estratto di lievito;
  • noci;
  • cioccolato.

Oltre a questi alimenti è consigliabile escludere altri cibi che sapete di certo crearvi disturbo.

L’intestino ha bisogno di cibo sano consumato in modo calmo e rilassato. Scegliere con cura la dieta giusta da seguire è molto importante, ma non basta. Insieme all’alimentazione imparare a gestire lo stress è fondamentale per poter combattere in modo efficace i sintomi del colon irritabile.

 


Consigli di lettura:

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