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Macrolibrarsi store online – non solo libri

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La droga dei tempi moderni: perché lo zucchero fa male?

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Batteri intestinali – i migliori alleati del peso ideale

Batteri intestinali – i migliori alleati del peso ideale

Una ricerca ha dimostrato che non è la palestra l’alleato perfetto del peso ideale, ma i nostri batteri intestinali!

 

La ricerca del peso forma è dettata non solo dai canoni di bellezza moderni, ma anche dal desiderio di vivere in salute e più a lungo. I chili in più, infatti, sono spesso fonte di disturbi anche seri, oltre che di imbarazzo e di complessi di inferiorità.

 

Perché ingrassiamo?

 

Nella maggior parte dei casi, la risposta è semplice. Mangiamo troppo e male (troppi carboidrati semplici, troppi zuccheri e troppi grassi dannosi), e ci muoviamo troppo poco.

Esistono anche alcuni disturbi, che contribuiscono ad un aumento di peso, ma principalmente la tendenza ad ingrassare nella società moderna è dovuta all’alimentazione errata e allo stile di vita sedentario.

Spesso mangiamo anche quando non abbiamo fame. Semplicemente perché troviamo difficile resistere e il cibo diventa il nostro conforto, la nostra ricompensa, e il nostro pensiero fisso. È se non fosse completamente colpa della nostra “debolezza d’animo”?

 

Alleati del peso ideale – i batteri intestinali! La ricerca.

 

I ricercatori dell’Università della California (Los Angeles) hanno pubblicato uno studio sulla rivista online PLOS One, che suggerisce che la dipendenza da cibo oppure l’abitudine di mangiare per piacere potrebbe dipendere dal nostro microbiota intestinale. Ovvero, che alcuni batteri hanno la capacità di influenzare le aree del cervello responsabili del senso di ricompensa.

Secondo questo studio, infatti, esiste un legame diretto e stretto fra il nostro cervello, la flora batterica intestinale e le nostre abitudini alimentari.

Le aree del cervello collegate alla ricompensa sono il nucleo accumbens e l’amigdala. Sono proprio loro a dettare il nostro comportamento alimentare.

Alla ricerca hanno partecipato 63 persone, che hanno completato dei questionari, in modo da stabilire e misurare il grado di dipendenza da cibo, e si sono sottoposti a scansioni di risonanza magnetica funzionale. Oltre a questi test, sono stati analizzati i loro metaboliti intestinali, che non sono altro che le sostanze prodotte dai batteri che si trovano nell’intestino.

È stato dimostrato, che nelle persone con un livello alto del metabolita chiamato indolo (prodotto dalla digestione dell’aminoacido triptofano) le zone del cervello collegate alla ricompensa venivano stimolate di più, provocando una forte dipendenza dal cibo e la sovralimentazione.

Questo è il primo studio effettuato sugli esseri umani, che mette in evidenza la relazione fra la sovralimentazione ed i batteri intestinali, e li descrive come alleati del peso ideale. È stato chiaramente dimostrato, che alcuni metaboliti specifici prodotti da alcuni batteri intestinali hanno la capacità di modificare le nostre abitudini alimentari. È un primo passo verso interventi più mirati per quanto riguarda la perdita di peso, con cure e diete specifiche in modo da modificare la flora batterica intestinale, andando così ad influire sulla funzione cerebrale e sul comportamento alimentare.

batteri intestinali alleati del peso ideale

 

Altre scoperte

 

Batteri “buoni” e “cattivi”

Il nostro secondo cervello esercita un’influenza enorme su molte funzioni del nostro organismo, dal sistema immunitario, alla predisposizione di sviluppare malattie e disturbi (ipertensione, diabete, allergie e malattie autoimmuni) e il controllo del peso corporeo.

Sempre più ricerche descrivono i batteri intestinali come alleati del peso ideale. Tantissimi studi hanno evidenziato il ruolo della flora batterica intestinale, composta da più di 100 mila miliardi di batteri, nell’obesità, proprio grazie alla loro partecipazione attiva all’assimilazione dei nutrienti.

La nutrizionista statunitense, Brenda Watson, è del parere che per dimagrire efficacemente dobbiamo innanzitutto rieducare la nostra flora batterica intestinale.

Nel suo libro “Dimagrisci per sempre aiutando il tuo intestino” l’autrice divide i batteri intestinali in “buoni” (bacteroidetes) e “cattivi” (firmicutes).

I batteri “buoni” non favoriscono l’accumulo di grasso, mentre quelli “cattivi” ne facilitano l’accumulo e, di conseguenza, promuovono l’aumento di peso.

In modo da agire efficacemente e a lungo termine sulla perdita di peso bisogna cambiare la composizione della flora batterica intestinale, promuovendo la crescita di bacteroides e ridurre i firmicutes.

 

Ma come possiamo influire sui batteri del nostro intestino?

La modalità più efficace, oltre all’integrazione di fermenti lattici e probiotici, è attraverso la dieta, che deve essere ricca di fibre e carboidrati a basso indice glicemico: dare la preferenza all’integrale, mangiare tanti legumi, tanta frutta, verdura, ma anche yogurt, kefir e altri cibi ricchi di fermenti lattici e probiotici. Sono inoltre da preferire gli alimenti ricchi di grassi “buoni”, come gli omega-3 e gli acidi grassi insaturi. Alcuni esempi sono: il salmone, l’avocado, le noci e la frutta secca, le olive ecc.

Da eliminare sono i cibi che promuovono i batteri “cattivi” (i firmicutes):

  • la farina raffinata 00, priva di preziosi aminoacidi, minerali, vitamina E e vitamine del gruppo B e fibre, che invece sono contenute nella farina integrale.
  • lo zucchero bianco.

Adottando questo stile alimentare, smettiamo di alimentare i batteri “cattivi”, arricchiamo l’intestino di bacteroides e perdiamo peso.

 

Il batterio mangia grasso

Un’altra ricerca, condotta dall’Università belga di Lovanio e pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Science”, si è concentrata sull’influenza dei batteri intestinali sul metabolismo.

In modo particolare, questo studio ha dimostrato il legame fra una specie di batteri e la qualità del metabolismo. Si tratta del batterio Akkermansia muciniphila, che ha la capacità di stimolare il metabolismo e, di conseguenza, la perdita di peso.

L’Akkermansia muciniphila rappresenta soltanto 3-5% del numero totale dei microorganismi intestinali, ma è presente in livelli molto più bassi nelle persone obese.

È stato dimostrato, che un’integrazione di questo batterio contribuisce alla riduzione della massa grassa e, quindi, potrebbe aiutare a prevenire e curare l’obesità e il diabete del tipo 2.

 

Ovviamente, non è possibile abbuffarsi di cibo spazzatura e dolci, e pensare che basterà mangiare dei batteri per cancellare tutto, per non prendere peso e per non ammalarsi. Queste ricerche rappresentano piuttosto un passo importante nel conoscere meglio i meccanismi che scatenano l’accumulo di grasso o la perdita peso, sia a scopo preventivo che in modo da poter valutare ed impostare delle cure mirate ed individuali.

Naturalmente i batteri intestinali non sono gli unici alleati del peso ideale. È indispensabile anche seguire una dieta sana ed equilibrata ed uno stile di vita attivo, oltre che gestire efficacemente lo stress quotidiano.

 

 

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La dieta del digiuno intermittente – come farla e quali controindicazioni ha?

La dieta del digiuno intermittente – come farla e quali controindicazioni ha?

Ultimamente ci viene proposta una nuova forma di dimagrimento – il cosiddetto digiuno intermittente, chiamato anche “dieta on-off”, che promette una perdita di peso importante in un lasso di tempo breve. Ecco cos’è la dieta del digiuno intermittente, le sue forme più diffuse e le controindicazioni principali.

Per la prima volta ho sentito parlare del digiuno intermittente da mio fratello, che in un mese di dieta on-off e palestra è riuscito a perdere parecchi centimetri di girovita e ad aumentare la massa muscolare, oltre che a migliorare il suo benessere generale.

Ulteriormente ho avuto l’occasione di approfondire questo argomento durante un corso di nutrizione e dietologia, anche perché il digiuno intermittente viene a smentire alcune delle regole più importanti promosse da tantissimi nutrizionisti e cioè:

  • la colazione è il pasto più importante della giornata, e
  • per dimagrire in modo sano e naturale non bisogna mai saltare i pasti ed è consigliabile fare tanti piccoli pasti al giorno (5-6).

Devo dire, che questa formula dei piccoli pasti in passato mi ha aiutata a perdere 10 chili e, visto che so per certo che è uno schema che funziona, l’idea del digiuno intermittente mi è sembrata molto strana all’inizio. Ma le numerose recensioni positive di persone, che hanno provato gli effetti benefici di questa dieta, mi hanno incuriosita ed ho deciso di indagare di più.

Cos’è il digiuno intermittente?

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Il digiuno intermittente (intermittent fasting) è uno schema nutrizionale, che alterna dei periodi di digiuno ai periodi in cui si mangia.

Esistono diverse forme di digiuno intermittente:

1 – Lo schema 16/8

Si tratta del metodo Leangains, ideato da Martin Berkhan, secondo il quale la giornata viene suddivisa in due parti: 8 ore per consumare 2 o 3 pasti e fare una seduta di allenamento, e 16 ore di digiuno completo.

2 – La Warrior Diet

Questo schema, ideato da Ori Hofmekler, si basa sul fare un solo pasto al giorno, preferibilmente la sera e senza restrizioni di calorie o apporto di macronutrienti. Durante il giorno, invece, si possono mangiare verdure fresche e frutta, eliminando completamente i carboidrati, come pasta, pane, cereali ecc. Questa dieta aiuta il corpo a bruciare più grassi, a rimuovere le tossine accumulate nel tempo, a migliorare il metabolismo energetico, ad aumentare la resistenza allo stress e alla stanchezza.

3 – La dieta Fast

Conosciuta anche come lo schema 5:2, questa dieta è stata ideata dal dott. Michael Mosley, che suggerisce di mangiare normalmente per 5 giorni alla settimana e di digiunare per altri 2. Non si tratta di un digiuno completo, ma piuttosto di una riduzione dell’apporto calorico di 600 calorie per gli uomini e di 500 calorie per le donne. Si consiglia anche di bere tanta acqua, tè e tisane senza zucchero. Dott. Mosley dice di aver perso più di 9 chili in due mesi seguendo questo schema di digiuno intermittente.

4 – Lo schema Eat Stop Eat

Questa è un’altra forma di digiuno, ideata da Brad Pilon, che prevede uno o due giorni di digiuno a settimana. In questo caso, però, si tratta di un digiuno completo. Per gli altri giorni della settimana bisogna adottare una dieta normocalorica. (calcola qui il tuo fabbisogno calorico QUI).

5 – Whole Day Fasting

Anche questo è uno schema eat-stop-eat (mangia-fermati-mangia) con la differenza che nei giorni di non-digiuno non esistono restrizioni di calorie o cibi da assumere.

Per i principianti uno schema più semplice potrebbe essere quello di creare una finestra di digiuno di 12-16 ore, in modo tale da incidere sul bilancio calorico e sul metabolismo ormonale. Ad esempio, se abbiamo cenato alle 8 di sera, non dovremmo più mangiare fino alle 8-10 del mattino seguente.

Jill Cooper parla del digiuno intermittente – GUARDA IL VIDEO

Perché il digiuno intermittente fa perdere peso?

  • La prima motivazione è molto semplice – il digiuno intermittente contribuisce a ridurre il numero di calorie e, di conseguenza, favorisce il dimagrimento.
  • Non mangiare per lunghi periodi aiuta a migliorare la sensibilità all’insulina, soprattutto in combinazione con l’esercizio fisico. In questo modo quando mangiamo, i livelli di zucchero nel sangue restano nella norma, non permettendo al nostro corpo di immagazzinare calorie da carboidrati sotto forma di grasso.

I livelli di insulina più bassi aiutano a bruciare grassi.

  • Il digiuno intermittente, inoltre, promuove la secrezione dell’ormone della crescita, che accelera la sintesi proteica e rende disponibili i grassi come risorsa energetica.

Il digiuno intermittente favorisce la crescita muscolare.

È stato dimostrato che dopo 12-24 ore di digiuno il corpo entra in chetosi, ovvero uno stato quando inizia a bruciare i grassi per ottenere energia. Esistono anche le cosiddette diete Cheto, basate sul consumo di molti grassi e che hanno come scopo quello di innescare lo stato di chetosi. Tuttavia, le sempre più numerose ricerche, hanno dimostrato che il digiuno intermittente è più efficace rispetto alle diete Cheto.

Digiuno intermittente – vantaggi e benefici per la salute

1 – Il vantaggio principale del digiuno intermittente, quindi, è il fatto che il corpo inizia ad usare i grassi come fonte primaria di energia, con conseguente abbassamento dell’insulina, ormone responsabile di numerose patologie (cardiovascolari, diabete, cancro ecc.).

2 – Il digiuno intermittente ha un effetto disintossicante, ed aiuta ad attivare il processo di autofagia nel corpo, ovvero aiuta l’organismo a rimuovere le cellule danneggiate e promuove un rinnovamento cellulare.

3 – Il digiuno intermittente aiuta a diminuire la pressione sanguigna.

4 – Il digiuno intermittente (in modo particolare la dieta Fast o lo schema 5:2) potrebbe aiutare a ridurre il rischio di sviluppare alcune forme di cancro, come quello al seno ad esempio.

5 – Durante il digiuno il nostro cervello funziona alla sua massima capacità. Il questo caso la spiegazione si riferisce all’aspetto evoluzionistico dell’uomo. La privazione dal cibo crea uno stato di allerta, destinato ad aiutare il cervello a concentrarsi sulla ricerca del cibo.

6 – Il digiuno intermittente aiuta a rinforzare le connessioni neurali, a migliorare la memoria e l’umore. È proprio lo stato di chetosi che stimola il rilascio di una molecola, chiamata Bdnf, e che rinforza i neuroni e le connessioni cerebrali collegate all’apprendimento e alla memoria. Per questo motivo sempre più ricerche suggeriscono i benefici del digiuno intermittente e delle diete cheto nella prevenzione e la cura delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.

7 – Il digiuno intermittente aiuta ad abbassare l’infiammazione e a migliorare la risposta immunitaria.

8 – Il digiuno intermittente contribuisce alla riduzione dei livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e dei trigliceridi.

9 – Il digiuno intermittente ha un effetto antinvecchiamento e migliora l’aspettativa di vita.

La dieta mima-digiuno

la-dieta-della-longevità

Esiste anche una dieta simile, chiamata la dieta mima-digiuno o la dieta della longevità, ideata da Valter Longo, direttore dell’Istituto di Longevità dell’University of Southern California e del programma di ricerca “Oncologia & longevità” all’Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano.  Questa dieta, a differenza delle forme del digiuno intermittente che già conosciamo, prevede di digiunare per un periodo di 5 giorni ogni 3-6 mesi, con importanti benefici sulla salute e sull’aspettativa di vita.

Alcune forme di digiuno intermittente possono essere abbastanza difficili da sostenere e possono non essere adatte a tutti. Trattandosi di un regime alimentare restrittivo, è sempre meglio chiedere il consiglio di un medico nutrizionista prima di iniziare.

Alcuni effetti collaterali del digiuno intermittente:

Il digiuno intermittente, se non si hanno problemi particolari di salute, è generalmente ben tollerato dall’organismo. All’inizio alcune persone potrebbero avvertire stanchezza, sonnolenza diurna, capogiri, insonnia e sbalzi d’umore – sintomi temporanei, che spariscono non appena il corpo si abitua al nuovo regime alimentare.

Quali sono le controindicazioni del digiuno intermittente?

  • Chi soffre di diabete, ipoglicemia, squilibrio del cortisolo o ipertensione si deve avvicinare con grande cautela al digiuno intermittente, e sempre sotto consiglio e guida medica.
  • Questo non è un regime alimentare adatto alle persone che soffrono di disturbi alimentari o di stanchezza cronica.
  • Il digiuno intermittente è sconsigliato anche per le donne in gravidanza o durante l’allattamento.

Come per qualsiasi altro tipo di dieta, anche nel caso di digiuno intermittente è importante ascoltare il proprio corpo per trovare l’equilibrio adatto ad ogni situazione individuale. Il nuovo regime alimentare deve anche adattarsi agli impegni che abbiamo, deve coprire i nostri bisogni nutrizionali e, allo stesso tempo, aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, che siano essi la perdita di peso, aumentare la massa muscolare, o migliorare lo stato di salute e il benessere generale.

Fonti:

1 – “A double-blind, placebo-controlled test of 2 d of calorie deprivation: effects on cognition, activity, sleep, and interstitial glucose concentrations.” (Lieberman HR, Caruso CM, Niro PJ, Adam GE, Kellogg MD, Nindl BC, Kramer FM.)

2 – “Intermittent Fasting: The Choice for a Healthier Lifestyle.” (Ganesan K, Habboush Y, Sultan S)

3 – “Intermittent energy restriction induces changes in breast gene expression and systemic metabolism” (Michelle N. HarvieEmail author, Andrew H. Sims, Mary Pegington, Katherine Spence, Adam Mitchell, Andrew A. Vaughan, J. William Allwood, Yun Xu, Nicolas J. W. Rattray, Royston Goodacre, D. Gareth R. Evans, Ellen Mitchell, Debbie McMullen, Robert B. Clarke and Anthony Howell)

4 – “La Dieta della longevità” (Valter Longo)

La Dieta della Longevità
Dallo scienziato che ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento, la Dieta Mima-Digiuno per vivere sani fino a 110 anni
Voto medio su 48 recensioni: Buono


5 – “La dieta fast. Mangia quel che vuoi… quasi sempre!” (Michael Mosley)

6 – “The Leangains Method: The Art of Getting Ripped. Researched, Practiced, Perfected.” (Martin Berkhan)

7 – “The Warior Diet” (Ori Hofmekler)

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I diversi tipi di tè: differenze e proprietà benefiche.

I diversi tipi di tè: differenze e proprietà benefiche.

Il tè è diventato ormai più di una semplice una bevanda. È un appuntamento irrinunciabile per tantissime persone, e in questo post vedremo quali sono le proprietà benefiche del tè e quali sono le differenze fra i diversi tipi di tè.

 

Originario dalla Cina, il tè è una bevanda molto conosciuta e diffusa in tutto il mondo. Anche se per molti rappresenta ancora una novità, il tè è una bevanda antichissima. Le prime prove della sua esistenza risalgono addirittura al 141 A.C. e coincidono con il regno dell’Imperatore Liu Qi.

 

Cos’è il tè?

Quando si pronuncia la parola tè, molto spesso ci si riferisce ad un ampio spettro di bevande: tè verde, tè nero (chiamato anche classico), tisane e infusi di erbe, frutti e spezie. Negli ultimi anni, tuttavia, il consumatore di tè sta diventando molto più consapevole ed inizia a distinguere i diversi tipi di tè dagli infusi e dalle tisane di erbe o spezie.

Per tè, infatti, si intende solo l’infuso di pianta Camellia sinensis, con le sue diverse varietà, a seconda del metodo di essiccazione delle foglie – tè nero, tè bianco, tè Oolong, tè verde o tè Pu’erh.

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I diversi tipi di tè – differenze

Qualunque sia il vostro tipo di tè preferito (verde, bianco o nero), si tratta sempre di un’unica pianta – Camellia sinensis. L’unica differenza tra loro consiste nella modalità di essiccazione e preparazione delle foglie.

Tè nero

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Per ottenere questo tipo di tè, le foglie di Camellia sinensis vengono raccolte e disposte ad essiccare per 8-24 ore. Successivamente le foglie vengono arrotolate. Durante questo procedimento la superficie delle foglie di tè si spacca permettendo agli enzimi di entrare in contatto con l’ossigeno, innescando un processo di fermentazione. Questo tipo di tè, infatti, subisce un’ossidazione completa.

Fra le varietà di tè nero troviamo: il tè Darjeeling (coltivato ai piedi dell’Himalaya), il tè Assam (proveniente dal nord-est dell’India) oppure il tè Rose Pouchong (ottenuto mescolando alle foglie di tè petali di rosa).

Tè verde

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In questo caso le foglie di Camellia sinensis non vengono sottoposte all’ossidazione. Per impedire agli enzimi di entrare in contato con l’ossigeno, appena raccolte, le foglie vengono essiccate al sole per qualche ora e poi trattate con il vapore (100 gradi) per almeno 30 secondi. A questo segue una fase di asciugatura, che fa evaporare l’acqua e permette di ripiegare e arrotolare le foglie in forme particolari.

Fra le varietà di tè verde troviamo: il tè Gun Powder (“polvere da sparo”, dal sapore fresco e pungente – le foglie vengono arrotolate su se stesse prendendo la forma dei granuli), Lung Ching (“fonte del drago”, dal sapore delicato e prodotto con le foglie più giovani – è considerato il tipo di tè verde più pregiato), il tè Sencha (dal sapore fresco e leggermente amarognolo – le foglie, che vengono raccolte in primavera, dopo la lavorazione prendono la forma di aghi di pino), il tè Bancha (dal colore più scuro – le foglie sono più grandi e vengono raccolte in estate).

Tè bianco

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Questo tè viene prodotto esclusivamente in Cina e viene considerato il tipo di tè più pregiato. È costituito da foglie giovani e da germogli della pianta di Camellia sinensis, che vengono essiccate e trattate con il vapore per evitare l’ossidazione. È il tipo di tè più costoso.

Tè Oolong

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In questo caso le foglie di tè vengono brevemente essiccate al sole e sottoposte a movimenti rotatori, per favorire lievi lacerazioni delle foglie e l’inizio di processi fermentativi, che vengono arrestati sottoponendo le foglie a getti di vapore. In questo modo si ottiene un tè semi-fermentato, una via di mezzo fra il tè verde e il tè nero.

Tè Pu’erh

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Questo è un tipo di tè meno conosciuto, ma considerato uno dei migliori. Il suo nome deriva dalla Provincia in cui vengono raccolte le foglie, che vengono sottoposte ad una lavorazione particolare – prima si ottiene un tè verde, che ulteriormente viene fatto fermentare a lungo.

 

Le proprietà benefiche del tè

Il tè è un concentrato di antiossidanti, flavanoli, flavonoli (flavonoidi), polifenoli, tannini ed altri composti fondamentali per la nostra salute.

I principali benefici del tè sono:

  • Migliora il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, e aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo e dei trigliceridi. Per questi motivi può essere utile nelle sia nelle cure dimagranti, che per ridurre il rischio di malattie cardio-vascolari.
  • Utile per prevenire ictus, glaucoma, e per proteggere la cute dai danni delle radiazioni UV, grazie alla presenza di quantità elevate di gallato di epigallocatechina (EGCG) – un antiossidante, che si trova maggiormente nelle varietà di tè verde.
  • Rafforza le difese immunitarie.
  • Migliora le funzioni digestive.
  • Utile per riequilibrare la pressione sanguigna.
  • Abbassa il rischio di alcuni tipi di cancro: seno, colon, ovaie (in modo particolare il tè Oolong), prostata.
  • Utile per prevenire l’invecchiamento cellulare, perché combatte i radicali liberi.
  • Un ottimo tonico, utile per migliorare i livelli di energia psico-fisica, grazie alla presenza di caffeina (presente in quantità maggiori nel tè nero).
  • Protegge i denti dalle carie (tè nero, perché ricco di fluoro).

 

Controindicazioni ed effetti collaterali del tè:

  • Proprio a causa del contenuto di caffeina, il tè andrebbe preso con cautela in gravidanza e durante l’allattamento (non più di due tazze al giorno, in assenza di problemi particolari).
  • Il tè non andrebbe preso la sera, perché potrebbe provocare insonnia.
  • Il tè potrebbe interagire con l’assunzione di alcuni farmaci e integratori (ad esempio il consumo di tè riduce l’assorbimento di ferro e di calcio – per questo motivo viene anche consigliato di bere il tè lontano dai pasti).

 

Nelle persone sensibili e se preso in eccesso, il tè potrebbe provocare i seguenti effetti collaterali:

  • potrebbe provocare irregolarità del battito cardiaco;
  • potrebbe diminuire la coagulazione del sangue;
  • potrebbe provocare o peggiorare disturbi d’ansia;
  • può provocare ipoglicemia;
  • potrebbe provocare diarrea e peggiorare i sintomi dell’IBS (irritable bowel syndrome – sindrome del colon irritabile).
  • nelle persone che non lo consumano regolarmente e che soffrono di ipertensione, il tè potrebbe provocare un aumento della pressione sanguigna.

 

Salvo alcuni casi particolari e se consumato con moderazione, il tè è una bevanda molto salutare, ottimo sia per riscaldarci d’inverno, che per rinfrescarci d’estate, contribuendo a mantenerci giovani, in salute e pieni di energia. Generalmente, visto che si tratta della stessa pianta, i diversi tipi di tè hanno proprietà benefiche simili, che possono essere più o meno pronunciate a seconda del tipo di lavorazione che le foglie hanno subito. Ad esempio, le varietà di tè verde contengono più antiossidanti rispetto ai tipi di tè fermentato (come il tè nero oppure il tè Oolong).

Non esiste dunque un tè migliore o peggiore, basta scegliere il sapore che più ci piace e gustarlo con calma, cercando di sintonizzare la mente su pensieri positivi e piacevoli, per trarre il massimo beneficio da questa meravigliosa bevanda tutta da scoprire.

 

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