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I migliori integratori per dimagrire più velocemente e in modo naturale

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La dieta dell’acqua: quanto, come e quando bere per dimagrire?

La dieta dell’acqua: quanto, come e quando bere per dimagrire?

La dieta dell’acqua è al momento una delle frasi più cercate dalle persone che desiderano perdere peso in fretta e superare la prova costume. Ma che cos’è esattamente e, soprattutto quanta acqua dobbiamo bere, quando e come la dobbiamo bere per dimagrire? Cerchiamo di scoprirlo insieme in questo articolo.  

Se vi è una magia su questo pianeta, è contenuta nell’acqua.
(Loren Eiseley)

Cos’è la dieta dell’acqua

In tanti pensano che adottando la dieta dell’acqua dobbiamo rinunciare completamente al cibo e nutrirci esclusivamente di acqua. In verità questo è un regime alimentare, che prevede il consumo di elevate quantità di acqua in modo da sfruttare la sua capacità di farci perdere peso, associata ad un’alimentazione ipocalorica.

Che l’acqua sia indispensabile per il nostro benessere generale e per la nostra salute, lo sappiamo tutti, ma è anche vero che l’acqua può aiutarci a sbarazzarci dei chili in più, a patto che seguiamo uno stile alimentare bilanciato e facciamo un po’ di movimento.

Ho avuto modo di scoprire personalmente quanto la giusta idratazione sia importante per la nostra linea e per la nostra salute. Fra il 2009 e il 2010 ho perso 11 chili, semplicemente limitando il numero delle calorie che assumevo, facendo 30 minuti di esercizi ogni giorno e, soprattutto, imparando a bere più acqua.

Almeno per quanto mi riguarda, non avevo l’abitudine di bere acqua e penso che spesso confondevo la sensazione di sete con il senso di fame. Cosa che, come ho scoperto successivamente parlando con tante persone in sovrappeso, è molto più comune di quello che sembra. Ho dovuto quindi “allenare” il senso di sete e sviluppare l’abitudine di bere abbastanza acqua durante la giornata.

Questa abitudine mi ha aiutata a tornare in forma ed a migliorare il mio benessere generale. Tant’è vero che sono riuscita a combattere la ritenzione idrica ed i problemi di digestione.

Vediamo perché l’acqua è così importante affinché il percorso di dimagrimento abbia successo.

5 modi in cui l’acqua aiuta a dimagrire:

dieta dell'acqua

1 – Aiuta a risvegliare il metabolismo

La giusta idratazione dell’organismo è indispensabile per il suo buon funzionamento e per stimolare i processi metabolici. È stato dimostrato che bere acqua a digiuno fa aumentare il metabolismo del 20-30%, ciò vuol dire che il corpo brucia le calorie e le trasforma in energia più velocemente.

2 – Aiuta a tenere sotto controllo l’appetito

L’acqua riempie lo stomaco ed aiuta a combattere i morsi di fame. Bere più spesso durante la giornata aiuta ad evitare di fare spuntini. Il segreto è bere l’acqua a piccoli sorsi per beneficiare a pieno della sua capacità saziante.

3 – Aiuta a prevenire e combattere la ritenzione idrica

Vi sono tantissime persone che soffrono di ritenzione idrica e di inestetismi legati a questo disturbo, come la cellulite ad esempio. I principali fattori di rischio sono:

  • la disidratazione,
  • il sovrappeso,
  • la vita sedentaria,
  • consumo eccessivo di alcol e caffè,
  • fumo,
  • abitudini alimentari sbagliate,
  • indossare tacchi e vestiti troppo stretti,
  • dormire poco ecc.

L’acqua in questo caso diventa il nostro alleato numero uno, aiutandoci a migliorare la circolazione e ad eliminare i liquidi in eccesso.

In genere per combattere la ritenzione idrica viene consigliato di assumere almeno 1,5 litri d’acqua al giorno e aumentare la quantità durante i mesi estivi o durante l’attività fisica, quando si suda di più.

Un segnale che l’apporto di acqua andrebbe aumentato è il colore troppo scuro delle urine, a volte associato anche ad un odore sgradevole.

4 – Aiuta a eliminare le tossine

Come già accennato al punto precedente l’acqua aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso e con essi anche le tossine, che si accumulano non soltanto nel sistema linfatico e nel tessuto adiposo provocando l’insorgere della cellulite, ma anche nel fegato, nei polmoni, nei reni e nell’intestino. È importante depurare l’organismo per mantenere la salute dei processi metabolici, del sistema digestivo ed immunitario.

L’acqua, inoltre aiuta a combattere la stitichezza, e un intestino regolare è indispensabile per dimagrire e mantenere il peso forma.

5 – Aiuta a limitare il numero di calorie ingerite

Lo sanno tutti – la regola numero uno del dimagrimento dice, che per perdere peso bisogna consumare meno calorie. Facendoci sentire più sazi, l’acqua ci impedisce di esagerare con gli spuntini e di mangiare troppo durante i pasti.

Consigli per abituarsi a bere di più

dieta bere più acqua

1 – Ricordati di bere a intervalli regolari

Questo aiuta a sentire meno la fame ed il bisogno di sgranocchiare qualcosa. Il nostro scopo è di ridurre il numero di calorie e facendo meno spuntini riusciremo ad abbassare il consumo calorico giornaliero.

Se non riesci a ricordarti di bere, prova a puntare una sveglia in modo da bere un bicchiere d’acqua ogni ora. Con il tempo bere acqua diventerà un’abitudine e non avrai più bisogno della sveglia per ricordarti di bere.

2 – Bevi un bicchiere d’acqua quando senti fame

Come ho già detto in precedenza, può capitare di fraintendere i segnali che il nostro corpo ci manda e di scambiare la sete con la fame. Questo succede soprattutto quando non siamo abituati a bere spesso durante la giornata, ma man mano che bere acqua diventa un’abitudine si impara a riconoscere meglio la sete.

Inoltre, bere dell’acqua quando si ha voglia di mangiare qualcosa, provoca una sensazione di sazietà che ci fa distogliere il pensiero dal cibo (perlomeno temporaneamente).

3 – Bevi un bicchiere d’acqua prima dei pasti

Soprattutto se bevuta lentamente, sorseggiata, l’acqua aiuta ad avvertire il senso di sazietà ed a mangiare meno.

4 – Sostituisci le bibite zuccherate con l’acqua

Le bibite zuccherate, come le tantissime bevande gassate che troviamo in commercio, i succhi di frutta ecc. sono ricche di calorie, per non parlare degli additivi dannosi per la nostra salute. È sempre meglio cercare di limitarne il consumo e sostituirle con l’acqua.

Per rendere l’acqua più gradevole al palato, si può aggiungere del succo di limone, oppure qualche goccia di olio essenziale di arancio amaro, menta, limone, finocchio per aromatizzarla. Attenzione, però, devono essere oli essenziali ad uso interno.

Un’altra alternativa salutare sono i decotti di frutta, i tè e le tisane, che in estate si possono consumare anche freddi.

5 – Scegli acqua con meno sodio

Il sodio favorisce il ristagno dei liquidi, quindi se il tuo problema è la ritenzione idrica, devi preferire le marche con meno sodio.

Un altro consiglio che mi sento di dare è di fare attenzione ai cibi contenenti glutammato e in generale mangiare meno salato. Un trucco può essere utilizzare il gomasio (un composto di semi di sesamo tostati e sale marino integrale) al posto del semplice sale oppure sostituire il sale da cucina con delle spezie ed erbe aromatiche.

6 – Per ogni bevanda alcolica il doppio d’acqua

L’alcol causa la disidratazione dell’organismo e, di conseguenza, anche la ritenzione idrica, nemica della linea. Per contrastare gli effetti negativi dell’alcol è necessario bere per ogni porzione di bibita alcolica la doppia quantità di acqua.

7 – Cerca di bere acqua tiepida

O perlomeno, a temperatura ambiente, se è estate. L’acqua tiepida aiuta ad attivare il metabolismo, a sciogliere i grassi in eccesso, ad eliminare le tossine e a dimagrire.

Un giorno a settimana di digiuno – solo acqua

digiuno-dieta-acqua

Se non hai particolari problemi di salute e vuoi dimagrire più velocemente potresti provare a fare un giorno di digiuno completo o parziale a settimana.

Nel caso di digiuno completo dovresti bere solo acqua per 24 ore. Se invece preferisci un digiuno parziale, puoi sostituire uno o due pasti con l’acqua. Potresti anche provare a praticare digiuni brevi a intervalli intermittenti.

La dieta dell’acqua del dottore Nicola Sorrentino

La Dieta dell'Acqua
Che cosa mangiare, che acqua bere per stare bene e perdere peso
Voto medio su 1 recensioni: Buono

Il dottore e professore Nicola Sorrentino, Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita presso l’Università Europea per il Turismo di Tirana, ha ideato una dieta dove l’acqua ha un ruolo fondamentale.

Nel suo libro “La Dieta dell’Acqua” il prof. Sorrentino afferma che bere 6-8 bicchieri di acqua al giorno, abbinati ad un’alimentazione mirata e all’attività fisica costante, può aiutare a dimagrire ed ottenere risultati duraturi.

Il professore, infatti, consiglia di assumere otto bicchieri di acqua al giorno, di cui 6 in momenti ben precisi della giornata: due prima di fare colazione, due prima di pranzo e due prima di cena. In questo modo aiutiamo il nostro metabolismo ed aumentiamo il senso di sazietà.

La dieta dell’acqua giapponese

Anche in Giappone l’acqua è un elemento indispensabile non solo per mantenere la forma fisica, ma anche per prevenire diversi disturbi e patologie. Tantoché la Japan Medical Association ha approvato un protocollo di utilizzo dell’acqua nella dieta.

Questo prevede di bere appena alzati e a piccoli sorsi 4 bicchieri di acqua. Dopodiché è consigliabile attendere 45 minuti prima di fare colazione.

All’inizio potrebbe essere difficile bere questa quantità di acqua appena svegli. È possibile iniziare con due bicchieri, aumentando gradualmente la quantità di acqua nei giorni successivi.

Il protocollo prevede anche di non consumare acqua per almeno due ore dopo i pasti, per non compromettere la digestione.

La dieta dell’acqua giapponese non solo permette di tenere sotto controllo la sensazione di fame (si beve fra i pasti), ma apporta benefici anche in caso di disturbi come pressione alta, artrite, gastrite, stipsi, gonfiore addominale ecc. Ovviamente questo protocollo deve essere associato ad un regime alimentare ipocalorico e bilanciato e ad uno stile di vita sano.

Effetti collaterali e controindicazioni della dieta dell’acqua

controindicazioni dieta dell'acqua

1 – Un consumo eccessivo di acqua può portare ad una carenza di minerali e di elettroliti. Per questo motivo, se hai intenzione di bere più di 2 litri di acqua al giorno è meglio chiedere consiglio al tuo medico di fiducia o al tuo personal trainer (se frequenti la palestra). Potrebbero suggerirti di alternare l’acqua a delle bevande che contengono elettroliti.

2 – In una dieta dell’acqua la logistica diventa di importanza vitale – bisogna sempre avere un bagno nelle vicinanze.

3 – Fare una dieta dell’acqua potrebbe essere controindicato in caso di patologie renali. È sempre meglio farlo sotto supervisione medica.

Su Internet vi sono tantissime diete che promettono di farti perdere anche fino a 4 chili a settimana semplicemente aumentando la quantità di acqua consumata ogni giorno. Alcune consigliano l’acqua calda, altre quella frizzante per aumentare il senso di sazietà (mi sentirei di sconsigliarla a chi soffre di gonfiore addominale).

È innegabile che l’acqua ha un ruolo fondamentale nel processo di dimagrimento e un’insufficienza di acqua può compromettere i nostri sforzi e impedirci di perdere peso. Se vuoi raggiungere dei risultati tangibili, tieni sempre una bottiglietta d’acqua accanto.

Tuttavia, quando si sceglie una particolare dieta dell’acqua è importante valutare bene e, se hai dei dubbi, chiedere consiglio al tuo medico di fiducia.

Se vuoi sapere di più su come perdere peso velocemente in modo naturale e salutare, dai un’occhiata a QUESTO VIDEO ed iscriviti alla newsletter per ricevere il tuo REPORT GRATUITO.

E tu hai mai fatto una dieta dell’acqua? Che risultati hai ottenuto? Lasciami un commento. Grazie di cuore!

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La droga dei tempi moderni: perché lo zucchero fa male?

La droga dei tempi moderni: perché lo zucchero fa male?

Sempre più medici e nutrizionisti ci mettono in guardia contro il consumo eccessivo di zucchero – una vera e propria droga, un male più diffuso di quanto non si creda. Ma perché lo zucchero fa male?

 

Quella da zucchero è una vera e propria dipendenza, che non solo provoca un aumento peso, ma è anche direttamente o indirettamente responsabile dell’insorgere di malattie importanti, come il diabete, malattie cardiovascolari, la depressione o il cancro.

 

Cos’è lo zucchero e a cosa serve?

 

Lo zucchero, in verità, è essenziale per il buon funzionamento del nostro organismo. È un carboidrato, che fornisce energia utilizzata da tutte le cellule nel corpo. L’organismo ha bisogno di zucchero per tutti i processi metabolici.

 

Esistono tre tipi di zuccheri:

  1. monosaccaridi: carboidrati più semplici, che comprendono il glucosio, il fruttosio e il galattosio.
  2. disaccaridi: costituiti da due monosaccaridi e che comprendono il saccarosio, il lattosio e il maltosio (amido).
  3. polisaccaridi: carboidrati più complessi costituiti da catene lunghe di zuccheri semplici, e che comprendono l’amido, il glicogeno, la cellulosa, l’inulina.

Generalmente, quando si parla di zucchero si è soliti indicare gli zuccheri semplici (saccarosio, glucosio, fruttosio ecc.).

Le fonti più importanti di zucchero (che viene usato come dolcificante nell’industria alimentare moderna) sono la canna da zucchero e la barbabietola da zucchero.

Durante la digestione i carboidrati vengono convertiti in glucosio, da cui le cellule ricavano energia. Una parte viene convertita in glicogeno ed immagazzinata nel fegato (dove servirà per mantenere i livelli normali di glucosio nel sangue) e nei muscoli (dove verrà utilizzato per l’attività muscolare). Una quantità troppo abbondante, invece, può portare all’aumento di peso.

La concentrazione di glucosio nel sangue viene mantenuta costante grazie all’attività dell’ormone insulina, prodotto dal pancreas. Ma, in seguito ad un consumo eccessivo di zucchero, si può verificare una carenza di insulina con conseguente incapacità di regolare le concentrazioni di zucchero nel sangue – una situazione che può portare al diabete.

 

Quanto zucchero dovremmo mangiare?

 

Parlando sempre di zuccheri semplici, l’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce che la dose giornaliera di zucchero non dovrebbe superare 25 g, ovvero 5 cucchiaini da tè.

 

Lo zucchero, infatti non deve superare il 5% dell’apporto energetico totale giornaliero, una quantità sufficiente per fornire al nostro organismo l’energia necessaria per funzionare bene.

Questa è una quantità molto facile da superare, considerato che non si riferisce soltanto al comune zucchero da tavola, aggiunto al tè o al caffè, ma anche al miele, alle marmellate, agli yogurt, ai succhi di frutta, alle bevande, agli snack, alle merendine, al cioccolato, alle salse e ad altri prodotti confezionati che contengono fonti nascoste di zucchero (mais dolce o piselli in scatola, pane e panini, crackers, sughi pronti ecc.) e che siamo soliti consumare ogni giorno.

A volte, purtroppo, consumando un solo prodotto, possiamo facilmente superare l’intera dose giornaliera di zucchero: una bibita in lattina da 330 cc, ad esempio, ne può contenere anche fino a 35 g (!).

 

dove si trova lo zucchero

 

Lo zucchero come una droga

 

Esistono diversi motivi, perché ogni tanto abbiamo voglia di dolce, che si tratti di una dieta drastica, oppure di un’insufficienza di sonno, un calo di energia, una carenza di alcune vitamine o minerali, la gravidanza, oppure di una semplice disidratazione dell’organismo. Leggi di più QUI.

Alcune ricerche hanno dimostrato, come la voglia di dolce si può trasformare in dipendenza. Secondo i ricercatori, infatti, la nostra lingua è dotata di due recettori del gusto dolce, che sono rimasti sottosviluppati, perché i nostri antenati seguivano una dieta bassa in zuccheri. Quando mangiamo qualcosa di dolce, questi recettori vengono stimolati in modo eccessivo e, come conseguenza, il nostro cervello ci fa sentire un profondo senso di gratificazione e di piacere, che va a interferire con i meccanismi di autocontrollo. Ecco, proprio in questo modo nasce una dipendenza da zucchero.

Il centro di piacere del cervello, chiamato nucleus accubens, è fondamentale per la nostra sopravvivenza come specie. Quando consumiamo zucchero (così come qualsiasi altra sostanza che può creare dipendenza) il nostro nucleus accubens riceve un segnale di dopamina, attivando le sensazioni di piacere ed invogliandoci a mangiare più dolci. Il problema è che un’esposizione prolungata agli zuccheri, rende questi segnali più deboli e, come conseguenza, dobbiamo consumare sempre più cibi ricchi di zucchero per avere l’effetto desiderato.

 

Gli Stati Uniti e la Germania in Europa sono i maggiori consumatori di zucchero, con una quota di 117 e rispettivamente 118 g al giorno per gli adulti, e di 131 e rispettivamente 137 g al giorno per bambini. In Italia, secondo INRAN, gli adulti consumano in media 82 grammi di zucchero al giorno, mentre per i bambini la quota è di 96 grammi (!) – quasi quattro volte superiore alle indicazioni dell’Oms.

 

Perché lo zucchero fa male?

lo zucchero fa male

 

Consumare regolarmente quantità eccessive di zucchero può avere conseguenze importanti sulla nostra salute.

 

Esistono quattro categorie di rischi che corriamo mangiando troppi zuccheri.

 

1 – Rischio di squilibrio o di carenza di nutrienti:

  • squilibrio di minerali nel corpo;
  • lo zucchero interferisce con l’assorbimento del calcio, del magnesio e delle proteine;
  • aumenta i livelli di colesterolo e dei trigliceridi;
  • abbassa i livelli della vitamina E.

2 – Rischio di squilibrio di comportamento:

  • crea dipendenza e provoca un’intossicazione, simile a quella da alcool;
  • un aumento veloce dell’adrenalina;
  • iperattività;
  • ansia;
  • bassa concentrazione;
  • difficoltà di apprendimento;
  • rischio maggiore di comportamento antisociale;
  • instabilità emotiva;
  • depressione.

 

3- Rischio di sviluppare danni funzionali:

  • può indurre processi metabolici anormali in soggetti sani;
  • abbassamento delle difese immunitarie e maggiore rischio di contrarre infezioni;
  • perdita di elasticità dei tessuti;
  • problemi di vista;
  • invecchiamento precoce;
  • danni alla struttura del DNA;
  • modifiche nella struttura delle proteine e del collagene;
  • interferisce con l’attività degli enzimi;
  • provoca un aumento di grasso nel fegato;
  • danni ai reni;
  • danni al pancreas;
  • rallenta l’attività delle ghiandole surrenali;
  • provoca squilibri ormonali;
  • aumenta lo stress ossidativo;
  • fragilità dei tendini;
  • raddoppia il rischio di nascita di bambini sottopeso;
  • disidratazione nei bambini neonati.

 

4 – Rischio maggiore di sviluppare malattie:

  • nutre le cellule cancerogene;
  • può provocare morte cellulare;
  • aumento della pressione sanguigna;
  • obesità;
  • sensibilità ridotta all’insulina;
  • diabete;
  • emicrania;
  • allergie alimentari;
  • disturbi gastrointestinali;
  • cataratta;
  • vertigini;
  • malattie autoimmuni (asma, artrite, sclerosi multipla)
  • enfisema;
  • osteoporosi;
  • appendicite, emorroidi, vene varicose;
  • Parkinson;
  • maggiore rischio di Alzheimer;
  • gotta;
  • carie e parodontite;
  • Candida;
  • gestosi (tossiemia) gravidica;
  • eczema nei bambini;
  • attacchi epilettici.

 

Esiste un tipo di zucchero “migliore”?

 

Esistono diverse scuole di pensiero: c’è chi sostiene, che non serve eliminare lo zucchero raffinato, a patto che non si esageri con i consumi giornalieri; c’è invece chi, come il professor Franco Berrino, afferma che lo zucchero (incluso il fruttosio) ed i dolcificanti artificiali andrebbero eliminati del tutto dalla nostra dieta (in questa categoria vi entrano anche lo sciroppo di glucosio-fruttosio e lo sciroppo di agave), e che dovremmo abituarci ai gusti meno dolci.

Se proprio non vogliamo rinunciare ai dolci, per preparare dolci a basso indice glicemico possiamo usare come dolcificanti l’uvetta, le albicocche secche, le mele o le pere.

Accompagnare i dolci con un grasso (noci, mandorle, pistacchi), contribuisce a rallentare la velocità di assorbimento del glucosio nell’intestino.

Un’altra scuola di pensiero, invece, suggerisce di eliminare gli zuccheri “cattivi” (i dolci) a favore degli zuccheri “buoni” (frutta, cereali, carboidrati), adottando la sempre attuale legge della moderazione.

 

Per riassumere quanto detto sopra:

  • lo zucchero serve, ma in piccolissima quantità;
  • lo zucchero può diventare una vera e propria droga;
  • se consumato eccessivamente lo zucchero fa male, decisamente!

 

 

Riferimenti:

1 – “Medicina da mangiare” di dott. Franco Berrino

2 – “Food additives, food and the concept of ‘food addiction’: Is stimulation of the brain reward circuit by food sufficient to trigger addiction?” A.Y. Onaolapo, O.J. Onaolapo.

3 – WHO opens public consultation on draft sugars guideline

4 – “The Truth About Sugar Addiction”, dr. Mercola

5 – “The third Italian National Food Consumption Survey, INRAN-SCAI 2005–06 – Part 1: Nutrient intakes in Italy”, S.Sette, C. Le Donne, R.Piccinelli, D.Arcella, A.Turrini, C.Leclercq

 

 

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Biscotti integrali di farro con fiocchi di avena, cioccolato, mandorle e uvetta – ricetta facile senza uova e senza burro

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I diversi tipi di tè: differenze e proprietà benefiche.

I diversi tipi di tè: differenze e proprietà benefiche.

Il tè è diventato ormai più di una semplice una bevanda. È un appuntamento irrinunciabile per tantissime persone, e in questo post vedremo quali sono le proprietà benefiche del tè e quali sono le differenze fra i diversi tipi di tè.

 

Originario dalla Cina, il tè è una bevanda molto conosciuta e diffusa in tutto il mondo. Anche se per molti rappresenta ancora una novità, il tè è una bevanda antichissima. Le prime prove della sua esistenza risalgono addirittura al 141 A.C. e coincidono con il regno dell’Imperatore Liu Qi.

 

Cos’è il tè?

Quando si pronuncia la parola tè, molto spesso ci si riferisce ad un ampio spettro di bevande: tè verde, tè nero (chiamato anche classico), tisane e infusi di erbe, frutti e spezie. Negli ultimi anni, tuttavia, il consumatore di tè sta diventando molto più consapevole ed inizia a distinguere i diversi tipi di tè dagli infusi e dalle tisane di erbe o spezie.

Per tè, infatti, si intende solo l’infuso di pianta Camellia sinensis, con le sue diverse varietà, a seconda del metodo di essiccazione delle foglie – tè nero, tè bianco, tè Oolong, tè verde o tè Pu’erh.

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I diversi tipi di tè – differenze

Qualunque sia il vostro tipo di tè preferito (verde, bianco o nero), si tratta sempre di un’unica pianta – Camellia sinensis. L’unica differenza tra loro consiste nella modalità di essiccazione e preparazione delle foglie.

Tè nero

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Per ottenere questo tipo di tè, le foglie di Camellia sinensis vengono raccolte e disposte ad essiccare per 8-24 ore. Successivamente le foglie vengono arrotolate. Durante questo procedimento la superficie delle foglie di tè si spacca permettendo agli enzimi di entrare in contatto con l’ossigeno, innescando un processo di fermentazione. Questo tipo di tè, infatti, subisce un’ossidazione completa.

Fra le varietà di tè nero troviamo: il tè Darjeeling (coltivato ai piedi dell’Himalaya), il tè Assam (proveniente dal nord-est dell’India) oppure il tè Rose Pouchong (ottenuto mescolando alle foglie di tè petali di rosa).

Tè verde

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In questo caso le foglie di Camellia sinensis non vengono sottoposte all’ossidazione. Per impedire agli enzimi di entrare in contato con l’ossigeno, appena raccolte, le foglie vengono essiccate al sole per qualche ora e poi trattate con il vapore (100 gradi) per almeno 30 secondi. A questo segue una fase di asciugatura, che fa evaporare l’acqua e permette di ripiegare e arrotolare le foglie in forme particolari.

Fra le varietà di tè verde troviamo: il tè Gun Powder (“polvere da sparo”, dal sapore fresco e pungente – le foglie vengono arrotolate su se stesse prendendo la forma dei granuli), Lung Ching (“fonte del drago”, dal sapore delicato e prodotto con le foglie più giovani – è considerato il tipo di tè verde più pregiato), il tè Sencha (dal sapore fresco e leggermente amarognolo – le foglie, che vengono raccolte in primavera, dopo la lavorazione prendono la forma di aghi di pino), il tè Bancha (dal colore più scuro – le foglie sono più grandi e vengono raccolte in estate).

Tè bianco

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Questo tè viene prodotto esclusivamente in Cina e viene considerato il tipo di tè più pregiato. È costituito da foglie giovani e da germogli della pianta di Camellia sinensis, che vengono essiccate e trattate con il vapore per evitare l’ossidazione. È il tipo di tè più costoso.

Tè Oolong

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In questo caso le foglie di tè vengono brevemente essiccate al sole e sottoposte a movimenti rotatori, per favorire lievi lacerazioni delle foglie e l’inizio di processi fermentativi, che vengono arrestati sottoponendo le foglie a getti di vapore. In questo modo si ottiene un tè semi-fermentato, una via di mezzo fra il tè verde e il tè nero.

Tè Pu’erh

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Questo è un tipo di tè meno conosciuto, ma considerato uno dei migliori. Il suo nome deriva dalla Provincia in cui vengono raccolte le foglie, che vengono sottoposte ad una lavorazione particolare – prima si ottiene un tè verde, che ulteriormente viene fatto fermentare a lungo.

 

Le proprietà benefiche del tè

Il tè è un concentrato di antiossidanti, flavanoli, flavonoli (flavonoidi), polifenoli, tannini ed altri composti fondamentali per la nostra salute.

I principali benefici del tè sono:

  • Migliora il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, e aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo e dei trigliceridi. Per questi motivi può essere utile nelle sia nelle cure dimagranti, che per ridurre il rischio di malattie cardio-vascolari.
  • Utile per prevenire ictus, glaucoma, e per proteggere la cute dai danni delle radiazioni UV, grazie alla presenza di quantità elevate di gallato di epigallocatechina (EGCG) – un antiossidante, che si trova maggiormente nelle varietà di tè verde.
  • Rafforza le difese immunitarie.
  • Migliora le funzioni digestive.
  • Utile per riequilibrare la pressione sanguigna.
  • Abbassa il rischio di alcuni tipi di cancro: seno, colon, ovaie (in modo particolare il tè Oolong), prostata.
  • Utile per prevenire l’invecchiamento cellulare, perché combatte i radicali liberi.
  • Un ottimo tonico, utile per migliorare i livelli di energia psico-fisica, grazie alla presenza di caffeina (presente in quantità maggiori nel tè nero).
  • Protegge i denti dalle carie (tè nero, perché ricco di fluoro).

 

Controindicazioni ed effetti collaterali del tè:

  • Proprio a causa del contenuto di caffeina, il tè andrebbe preso con cautela in gravidanza e durante l’allattamento (non più di due tazze al giorno, in assenza di problemi particolari).
  • Il tè non andrebbe preso la sera, perché potrebbe provocare insonnia.
  • Il tè potrebbe interagire con l’assunzione di alcuni farmaci e integratori (ad esempio il consumo di tè riduce l’assorbimento di ferro e di calcio – per questo motivo viene anche consigliato di bere il tè lontano dai pasti).

 

Nelle persone sensibili e se preso in eccesso, il tè potrebbe provocare i seguenti effetti collaterali:

  • potrebbe provocare irregolarità del battito cardiaco;
  • potrebbe diminuire la coagulazione del sangue;
  • potrebbe provocare o peggiorare disturbi d’ansia;
  • può provocare ipoglicemia;
  • potrebbe provocare diarrea e peggiorare i sintomi dell’IBS (irritable bowel syndrome – sindrome del colon irritabile).
  • nelle persone che non lo consumano regolarmente e che soffrono di ipertensione, il tè potrebbe provocare un aumento della pressione sanguigna.

 

Salvo alcuni casi particolari e se consumato con moderazione, il tè è una bevanda molto salutare, ottimo sia per riscaldarci d’inverno, che per rinfrescarci d’estate, contribuendo a mantenerci giovani, in salute e pieni di energia. Generalmente, visto che si tratta della stessa pianta, i diversi tipi di tè hanno proprietà benefiche simili, che possono essere più o meno pronunciate a seconda del tipo di lavorazione che le foglie hanno subito. Ad esempio, le varietà di tè verde contengono più antiossidanti rispetto ai tipi di tè fermentato (come il tè nero oppure il tè Oolong).

Non esiste dunque un tè migliore o peggiore, basta scegliere il sapore che più ci piace e gustarlo con calma, cercando di sintonizzare la mente su pensieri positivi e piacevoli, per trarre il massimo beneficio da questa meravigliosa bevanda tutta da scoprire.

 

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A che serve la papaya fermentata? Benefici, effetti collaterali, controindicazioni e migliori integratori.

A che serve la papaya fermentata? Benefici, effetti collaterali, controindicazioni e migliori integratori.

La papaya fermentata è uno dei pochissimi integratori cosiddetti nutrigenomici, perché protegge il nostro DNA dallo stress ossidativo. Vediamo dunque a che serve la papaya fermentata, quali sono i suoi benefici, gli effetti collaterali e le controindicazioni, e quali sono i migliori integratori di papaya…