Tag: cervello

Muffa nera in casa: pericoli per la salute e come eliminarla

Muffa nera in casa: pericoli per la salute e come eliminarla

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Perché il tempo passa più velocemente quando si invecchia?

Perché il tempo passa più velocemente quando si invecchia?

Vi ricordate come quando eravamo piccoli il tempo sembrava non passare mai? Come mai adesso ci lamentiamo tanto delle giornate che volano via alla velocità della luce? E perché il tempo passa più velocemente quando si invecchia?

 

Non voglio pensare di stare invecchiando, ma effettivamente con il passar degli anni mi rendo conto di come sta cambiando la mia percezione del tempo. Se quando avevo 4 anni un anno mi sembrava durare un’eternità, dopo i trenta un anno vola via senza che me ne accorga. A quanto pare vi sono delle spiegazioni scientifiche a questo fatto, ed esistono almeno 4 motivi perché quando siamo più grandi le giornate ci sembrano molto più brevi.

06set17

Ecco perché il tempo passa più velocemente quando si invecchia:

1 – Esperienze insufficienti

Quando siamo piccoli ogni giorno porta con sé una quantità enorme di sensazioni ed esperienze nuove. Stiamo imparando in continuazione e vediamo tante cose per la prima volta. Accumulando esperienze e con il passar degli anni viviamo momenti simili sempre più di rado, e iniziamo a non accorgerci più del tempo che passa.

Il neurobiologo David Eagleman ha condotto una ricerca, che consisteva nel far vedere delle immagini ad un gruppo di persone per un periodo fisso di tempo. Le persone che vedevano queste immagini per la prima volta avevano l’impressione di aver dedicato più tempo a visionarle, proprio perché si trattava di un’esperienza nuova.

Quando il nostro cervello è impegnato a processare informazioni nuove, il tempo sembra passare più lentamente. Questo spiega perché gli anni dell’infanzia ci sembrano lunghissimi, mentre la vita adulta ci sembra così breve.

2 – La teoria dei pezzi mancanti

Anche questa teoria e collegata alle nostre sensazioni e alle nostre esperienze, ma soprattutto al modo in cui queste vengono interpretate dal nostro cervello, indipendentemente dall’età.

Il cognitivista e psicologo Douglas Hofstadter ha dichiarato, che il cervello umano è portato a raccogliere specifiche sensazioni e esperienze in cosiddetti “pezzi” (chunks). Ad esempio, cucinare, fare la spesa e fare le pulizie vengono raccolte in un unico folder separato chiamato “faccende domestiche”.

Immaginatevi una mamma con un bambino a passeggio. Per il bambino questa è un’esperienza ricchissima di sensazioni nuove: ha conosciuto altri bimbi, ha visto per la prima volta una farfalla, ha imparato a costruire cose con la sabbia ecc. Per la mamma invece, questa passeggiata scorre via velocemente, perché non è un evento nuovo e non è nemmeno l’ultimo.

Durante la vita il nostro cervello organizza le esperienze che viviamo in diverse categorie: scuola, famiglia, lavoro, divertimento, hobby, sport ecc. Questo ci aiuta a ricordare meglio le cose, ma nel contempo gli eventi e le esperienze che abbiamo già vissuto in passato ci sembrano transitori.

 

Consigli di lettura: Superfici ed essenze. L’analogia come cuore pulsante del pensiero”D. R. Hofstadter E. Sander

3 – Processi neurofisiologici

Nel cervello umano manca una struttura responsabile della percezione del tempo, ma con l’avanzamento dell’età il nostro livello di dopamina si abbassa. La dopamina è un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale non solo nella percezione del piacere, ma anche nell’attività cognitiva. Come conseguenza la percezione del tempo negli adulti cambia con l’avanzamento dell’età.

4 – La scala di M. Kiener

Maximilian Kiener è un consulente di design della BMW, che ha elaborato una scala secondo la quale più viviamo e più breve ci sembra un anno. Ad esempio, quando abbiamo 5 anni, un anno rappresenta 1/5 della nostra vita – una parte abbastanza grande. All’età di 50 invece, un anno è uguale a 1/50 e per questo motivo non ci sembra un valore così importante.

Secondo questa teoria, all’età di 70 un anno viene percepito come una vacanza estiva, mentre se capita di sopravvivere fino all’età di 100, sembra che i primi 18 anni equivalgano a metà della vita – una percezione molto lontana dalla realtà.

Come rallentare il tempo?

come-rallentare-il-tempo

 

Non ti auguro un dono qualsiasi,

ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

ti auguro tempo perché te ne resti:

tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per guardare le stelle

e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

 

(Elli Michler)

 

Viste le spiegazioni scientifiche che sono alla base della nostra percezione del tempo, possiamo dedurre che uno dei fattori principali che contribuisce a farlo “scorrere più velocemente” è l’insufficienza di esperienze nuove. Ovviamente non tutti possiamo permetterci divertimenti costosi oppure di viaggiare spesso, ma possiamo sempre trovare le risorse giuste per imparare cose nuove, per fare delle passeggiate nei posti nuovi, conoscere persone nuove e tant’altro.

Un altro consiglio utile è: mai rimandare le cose. Temporeggiare può essere molto dannoso. Guardando indietro ci sembrerà di aver sprecato tanto tempo prezioso, mentre la vita ci sembrerà volata via come un soffio.

Mai avere paura dei cambiamenti positivi e di uscire dalla nostra zona di comfort (comfort zone). Dovremmo iniziare a realizzare i nostri sogni oggi non solo per vivere una vita più felice, ma anche più lunga.

 

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La Nostra Pancia è il Nostro Secondo Cervello

La Nostra Pancia è il Nostro Secondo Cervello

I numerosi studi di neurogastroenterologia hanno confermato quello che si dice fin dall’antichità: che la nostra pancia è la sede secondaria delle emozioni e principale dell’inconscio. Questi studi hanno confermato l’esistenza del cosiddetto cervello enterico. Quindi la pancia ha un “cervello” tutto suo che può elaborare i dati in modo autonomo da quello superiore.

I naturisti lo sanno bene, infatti, non esiste malato che non venga curato iniziando dall’apparato digerente. E come sempre più spesso succede, la medicina naturale, non solo non ha torto, ma addirittura viene sempre più confortata dalle ricerche e dalle scoperte della scienza.

Pancia = Secondo Cervello

La digestione avviene in maniera autonoma ed intelligente, perché le cellule endocrine sono state definite di recente come paraneuroni, essendo molto simili alle cellule nervose, le quali inviano gli appositi segnali a fegato, pancreas, cuore, polmoni, cioè a tutti gli organi del corpo, per far si che la digestione avvenga in modo adatto alla situazione.

Questi paraneuroni non assicurano solamente questo tipo di funzioni, ma assolvono anche ad altre ancora poco conosciute dalla scienza ufficiale e che sono quelle di essere la “sede” o parte della rete neuronica ove si posiziona la mente reattiva/emozionale, parte di quella inconscia.


Questi paraneuroni più i neuroni della rete nervosa intestinale, interagiscono incessantemente con il cervello di sopra (nel cranio), normalmente in armonia ed in altri casi (stato di pre o malattia) in disarmonia.


Emozioni e Intestino

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L’intestino metabolizza emozioni e invia messaggi al “cervello principale”, quello “di sopra”. Stress e ansia ne alterano il funzionamento, ma è vero anche il contrario: i disordini intestinali possono provocare variazioni dell’umore.

Il sistema cerebrale più antico, che è’ responsabile delle pulsioni, è strettamente correlato ad un “secondo” sistema nervoso “addominale”, formato dall’insieme di nervi che percorrono la parete del canale alimentare e la mucosa intestinale allo scopo di controllare le funzionalità digestive e di assorbimento del cibo.

I cosiddetti “due cervelli” sono connessi da una ricca rete di fibre nervose e comunicano interattivamente. Ciò spiega lo stretto legame tra mente e digestione, cosi che la forte irritabilità intestinale (gastroenterite acuta) può alterare profondamente il comportamento psichico e comportamentale delle persone.

E di tale malessere fisico/psichico soffrono moltissime persone. Infatti circa 1/3 della popolazione adulta (con una netta prevalenza del sesso femminile) che vive nei paesi occidentali si trova in condizioni di stress prodotto da infiammazione del colon, in gran parte è causato da due fattori: 

  1. cattiva alimentazione e
  2. uno stile vita poco salutare.

Il cervello enterico (gastrointestinale) produce sostanze psico-attive che influenzano direttamente gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina, sostanze oppiacee e antidolorifiche. Il collegamento tra i due cervelli, quello di sopra e quello di sotto, è assicurato dal midollo spinale del nervo vago.

Inconscio e Intestino

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Al cervello addominale=intestinale (secondo cervello, intestino tenue soprattutto) sono affidate le decisioni viscerali, cioè spontanee e inconsapevoli, infatti l’inconscio risiede qui; l’encefalo (cervello di sopra, nel cranio) assorbe le emozioni dagli organi di senso dall’esterno come, irritazione, stress e rabbia, trasmettendole, successivamente, al secondo “cervello” (quello addominale), e viceversa, che sviluppa sensazioni e che contemporaneamente può creare, se necessario, le patologie psicosomatiche o bioenergetiche che colpiscono lo stomaco e l’intestino.


Infatti, noterete che con stato d’animo alterato, il malessere si ripercuote sullo stomaco e sull’intestino. Ma è anche vero che se il vostro intestino fa le bizze, siete emotivamente stanchi e nervosi.


Stress e Intestino

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Per molto tempo si è pensato che il cervello di sopra (nella testa) avesse la predominanza e/o superiorità in tutte le funzioni vitali, ma da quando sono state fatte le scoperte che tutta la parete, la mucosa intestinale è cosparsa di neuroni legati alle funzioni vitali dell’apparato stesso, si è compreso che vi è una totale integrazione dei due cervelli, distanti e separati, ma operanti in sintonia ed integrazione per le funzioni vitali dell’essere stesso.

La sensazione che si ha allo stomaco, quando si è sotto stress intellettivo, si spiega con la produzione di determinati ormoni che vanno a stimolare i centri nervosi della mucosa stomacale.


Quando siamo sotto posti ad una forte emozione (paura) corriamo subito al bagno per eliminare le feci o l’urina, perché i sensori nervosi intestinali e quelli attorno alla vescica sono investiti di determinati stimoli di eliminazione.


Altro fatto utile alla comprensione di questi meccanismi è che per esempio durante il sonno, quando non vi sono stimoli esterni per i due cervelli, molto spesso chi ha problemi digestivi soffre di insonnia e/o ha incubi notturni.

Un altro fatto risulta dall’utilizzo improprio di determinati farmaci, es. quelli gastroenterici producono alterazioni cerebrali/mentali (nella testa) e gli psicofarmaci producono effetti indesiderati nell’intestino.

Il cervello intestinale è il motore della vita fisica e di quella emotiva, che quindi interagisce in quella spirituale dell’essere stesso!

Consigli di lettura:

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